Tempo fa mi sono imbattuta in un libro dal titolo “Le persone sensibili sanno dire di no” di Rolf Sellin, consulente psicoterapeuta, e ho cominciato a pensare a quante volte si faccia fatica a dire “no”, sia davanti alle richieste altrui sia davanti alle richieste che poniamo a noi stessi.
Questo succede perché abbiamo bisogno di sentirci graditi e accettati dall’altro, pensando che accogliere totalmente l’altra persona in noi sia la strada giusta.
Succede anche quando pretendiamo troppo da noi stessi e dalle nostre risorse attuali, spingendoci sempre più in là ma finendo poi senza energie e magari senza soddisfazione di ciò che abbiamo ottenuto.
Un esempio può essere fermarsi al lavoro più del dovuto ogni giorno, per mettersi in buona luce agli occhi del capo. Ma giorno dopo giorno un tale comportamento porterebbe ad un accumulo di stanchezza, e potrebbe ritorcersi contro la persona stessa, portandola ad ammalarsi spesso e a richiedere sempre più giorni liberi, ottenendo l’effetto contrario. A questo si aggiungerebbe una trascuratezza nei confronti degli altri ambiti quotidiani, e al problema principale se ne aggiungerebbero altri.
Il libro inizialmente pone delle domande al lettore per fare in modo che egli capisca se si trova in questa condizione e in quali contesti di vita: già prendere consapevolezza della situazione è un passo avanti, ed è quasi difficile ammetterlo a sé stessi.
L’autore utilizza per tutto il libro una bellissima immagine per spiegare come poter evitare di cadere in questa trappola: è necessario crearsi confini ben definiti e delimitare il proprio territorio.
Noi siamo persone con certe emozioni, certi pensieri, ideologie, abbiamo vite ed esperienze diverse e tutto questo ci dà una forma. Questa forma è il nostro confine, è il nostro territorio e come tale dobbiamo rispettarlo e soprattutto farlo rispettare.
Una volta che siamo consapevoli di ciò che ci definisce e di ciò che possiamo offrire a noi stessi e all’altro, allora dobbiamo agire di conseguenza, cioè rispettare i nostri confini e difenderli dalle richieste altrui, senza sconfinare eccessivamente.
Arrivare a questa consapevolezza richiede molto lavoro su sé stessi; non dobbiamo pensare che porci dei limiti ci indebolisca. Anzi, sono un punto di stabilità e di forza a nostro favore. E’ anche possibile “allenare” i nostri confini.
Se ci manteniamo lontani dal nostro confine, non sfrutteremo totalmente le nostre potenzialità e ci sentiremo sempre un passo indietro agli altri. Al contrario, se continueremo a superarlo i nostri sforzi saranno eccessivi e controproducenti.
È sempre meglio proseguire per gradi e sondare il terreno, in modo tale da sentirci sempre più competenti e allora in quel caso “rischiare” ad andare oltre e ricostruire i confini precedentemente delimitati.
La limitatezza iniziale, dunque, non deve renderci insicuri, ma deve apparire come il punto di partenza da cui poter attuare una revisione del nostro territorio. .
L’autore poi prosegue dando consigli ed esercizi pratici con cui prendere consapevolezza ed allenarsi a percepire meglio questa linea di confine.
Questo libro è utile quando ci si trova nella condizione di non riuscire a rifiutare richieste altrui, quando dall’altra parte non ci si sente sufficientemente ascoltati e supportati in rapporto a ciò che invece si offre, quando non si rispetta il proprio punto di vista per cercare l’approvazione altrui, e tante altre situazioni simili.
Avere ben presente chi siamo e fin dove possiamo arrivare ci rende più tranquilli ed efficaci nelle azioni che portiamo avanti, ci rende più forti agli occhi degli altri, e non crea separazioni, ma anzi crea le giuste connessioni, crea un clima di sicurezza, fiducia e affidabilità in cui poter incontrare l’altro senza perdere di vista noi stessi.
Imparare a dire “no” e a rispettare i propri confini.
