Il termine catcalling indica un particolare tipo di molestia rivolta alle donne da parte di un uomo sconosciuto. Questo avviene generalmente nei luoghi pubblici, come strade o fermate dell’autobus, infatti viene chiamato anche “street harassment”, molestia di strada.
Il catcalling include tutte quelle espressioni indesiderate, verbali e non verbali, utilizzate per commentare l’apparenza fisica di una donna e di attirare la sua attenzione: tra questi vi sono fischi, sguardi insistenti, commenti non richiesti. Questo può accadere a qualsiasi ora del giorno, nei luoghi pubblici, e l’anonimato del molestatore permette che questo fenomeno rimanga spesso impunito. In questo modo le esperienze delle donne rimangono nel silenzio e anzi le donne sono portate a trovare loro personali metodi, a livello di modificazione comportamentale, per far fronte ad un’esperienza ormai quasi “normale” e quotidiana. Uno studio fa emergere che il 60% delle donne riportano di venire molestate in questo modo quotidianamente (Nielson, 2000). Siamo di fronte ad una normalizzazione della molestia di strada: viviamo in una società in cui per una donna è normale essere vittima di commenti sessuali non desiderati, anzi spesso la vittima incolpa sé stessa del trattamento ricevuto, attribuendolo al suo modo di vestirsi o di comportarsi.
Le conseguenze della molestia di strada sono molte, più o meno gravi, sulla base anche delle caratteristiche personali della donna. Possono manifestarsi sintomi fisici quali tensione muscolare, difficoltà respiratorie, vertigini e nausea (Tran,2015); a livello emozionale la vittima sperimenta una paura correlata al danno fisico e allo stupro (MacMillan et al, 2000), si sente nervosa, a disagio, infastidita e imbarazzata (O’Leary, 2016). Sul versante psicologico possono presentarsi sentimenti interni di invasione, impotenza, umiliazione, rabbia repressa e depressione (Chhun, 2011), fino ad arrivare ad una vera e propria oggettivazione di sé: la donna percepisce sé stessa come un oggetto sessuale e queste auto-valutazioni negative sono perpetrate da sentimenti di depressione ed ansia, in un circolo vizioso che fatica a cadere. Spesso questi sentimenti negativi portano a body shaming e disordini alimentari (Escove, 1998; Fairchild & Rudman, 2008; Fitzgerald, 1993; Fredrickson & Roberts, 1997; Saunders et al., 2016), alimentando una vera e propria patologia che va ben oltre gli immediati sentimenti di impotenza di chi subisce il catcalling.
I comportamenti messi in atto per evitare il catcalling sono molteplici: le donne valutano la sicurezza dei dintorni della propria abitazione, restringono la scelta dei vestiti per sembrare sempre meno desiderabili, indossano cuffiette e occhiali da sole, scelgono di fare esercizio fisico al chiuso, evitano certi quartieri o strade (Kearl, 2009), fino a cambiare i propri modelli di socializzazione e ad evitare di uscire. Queste strategie possono permettere loro di sentirsi meno vulnerabili alla vittimizzazione. Di rado la donna risponde alle provocazioni in modo diretto, in quanto ritiene di poter innescare un’escalation di violenza che sfoci nell’aggressione fisica.
Il dilagante fenomeno del catcalling dice molto sulla condizione attuale della donna: nonostante gli sforzi per diminuire la violenza di genere (perché di violenza si tratta) permangono ancora comportamenti subdoli che lasciano nella donna una sensazione di estremo disagio e di insicurezza. Questi comportamenti sono dovuti ad una errata visione della donna, vista come un oggetto sessuale, come una persona inferiore incapace di difendersi, quindi un buon obiettivo da prendere di mira senza conseguenze. E’ spaventoso che questo accada tutti i giorni alla maggior parte delle donne, significa che ormai fa parte della nostra cultura ed è diventato un evento normale a cui assistere. Al di là di quello che la singola donna possa fare per difendersi dalla violenza di strada (e non è facile reagire in modo attivo quando la sola paura è essere aggredita), è necessario quindi un reale e profondo cambiamento culturale, che in primo luogo insegni il rispetto per l’altro (donna o uomo che sia) e che in secondo luogo elimini gli stereotipi sessisti e faccia emergere una visione di genere paritaria, maggiormente consona al periodo storico attuale e non poggiata su ideologie di vecchio stampo.